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  • Immagine del redattoreRSA Arzaga

Contro l'Alzheimer la musica può fare miracoli.

La relazione tra musica e demenza, in particolare nell'ambito delle condizioni neurodegenerative come l'Alzheimer, è un campo di studio sempre più rilevante.


La medicina psicoacustica, che esplora l'impatto del suono e delle frequenze sul sistema nervoso a livello psicologico e fisiologico, ha dimostrato il potenziale benefico della musica nella gestione dei sintomi legati alla demenza. Le pratiche di utilizzo del suono e delle frequenze per influenzare la salute fisica ed emotiva del corpo sono state utilizzate fin dall'inizio dei tempi.



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Dai canti nelle sinagoghe,  al canto dei monaci tibetani, ai canti gregoriani, ai tamburi, ai canti e ai suoni dei nativi americani il suono è stato un catalizzatore nello stimolare la salute e la guarigione del corpo e della mente in tutte le culture. La definizione di medicina psicoacustica è la scienza che studia l’impatto della musica e del suono sul sistema nervoso, a livello psicologico e fisiologico. La  musica può attivare diverse regioni del cervello, coinvolgendo sia le emozioni che la memoria. In particolare, la musica può essere un potente strumento per accedere a ricordi passati in individui affetti da demenza, compresi quelli con Alzheimer. Quando ascoltiamo musica, diverse aree del cervello si attivano, compreso il nucleo accumbens che rilascia dopamina, coinvolta nella formazione delle aspettative. Viene attivata anche l’amigdala, coinvolta nell’elaborazione delle emozioni. La musica attiva anche la corteccia prefrontale mediale, una regione del cervello dietro la fronte che si ritiene sia coinvolta selettivamente nel recupero dei ricordi sia a lungo che a breve termine.  Questa è una delle ultime aree cerebrali a essere colpita da atrofia tra i pazienti affetti da Alzheimer, il che spiega come la musica possa aiutare a riattivare i ricordi anche nei pazienti affetti da questa patologia, a tutt'oggi considerata la forma più grave di demenza. I brani musicali preferiti attingono a ricordi profondi non persi a causa della demenza e possono riportare in vita i partecipanti.

Il programma "Musica e memoria"  attuato regolarmente nella RSA Arzaga della comunità ebraica di Milano , dice l’operatrice Lucia Zecca, ha mostrato risultati promettenti. 

Pazienti che ascoltavano musica personalizzata secondo i loro gusti richiedevano meno farmaci psicotropi per controllare il comportamento. Questo è particolarmente significativo considerando che la demenza spesso comporta l'uso di farmaci per gestire i sintomi comportamentali. La musica non solo attiva regioni legate alla memoria, ma anche quelle coinvolte nel controllo del movimento. Questo ha portato all'utilizzo della musica come terapia complementare per condizioni come il Parkinson, la sclerosi multipla, l'ictus e altri disturbi neurologici. La musica sembra fornire un ritmo esterno che aiuta le persone a controllare i loro movimenti, bypassando i segnali cerebrali alterati a causa della patologia. Inoltre, la musica è stata descritta come un modo per risvegliare ricordi profondi in individui affetti da demenza, consentendo loro di sentirsi di nuovo se stessi, di socializzare e rimanere presenti. Questi risultati sono stati descritti come "miracolosi" e indicano il potenziale della musica come intervento terapeutico non farmacologico. In sintesi, la musica svolge un ruolo significativo nella stimolazione cognitiva e emotiva, offrendo benefici tangibili nella gestione dei sintomi associati a condizioni neurodegenerative come l'Alzheimer. La medicina psicoacustica sta emergendo come un campo di ricerca promettente, aprendo nuove prospettive per l'uso della musica nella cura e nel supporto di individui affetti da malattie neurologiche.


Luciano Cesare Bassani

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